BLOG | Referendum: è 18.000 volte “no” per i biscegliesi

BLOG / IL PIZZICOTTO / Politica // Scritto da Serena Ferrara // 5 dicembre 2016

BLOG | Referendum:  è 18.000 volte “no” per i biscegliesi


66,77% a 33,23%. Il risultato della vittoria del NO è più netto che nel resto dell’Italia. Con 17.869 dissensi contro 8.892 voti di approvazione alla riforma costituzionale proposta dal governo, la città di Bisceglie ha bocciato la Boschi – Verdini, il governo Renzi, l’Italicum e il PD di maggioranza.

Gli elettori hanno dato un segnale forte, marcato. Perché i biscegliesi, sempre sanguigni alle urne, quando una cosa la vogliono dire trovano il modo di farsi capire, anche in modo  plateale.
Bat e Puglia, del resto, hanno fatto sapere di volere esattamente le stesse cose che vogliamo noi (più attenzione da un governo che chiedeva ancora una volta al Sud di starsene da parte): alle urne, il No nei dieci comuni della provincia di Barletta -Andria – Trani (che a questo punto non scomparirà) ha superato l’asticella del 67%, a discapito del Sì, fermo sotto la soglia del 30% .

Stessa cosa in Puglia, dove lo scrutinio si è concluso con il No al 67,16% e il Si al 32,84%. Insomma un plebiscito contro la rottamazione, contro il suicidio cui il capo del governo si era condannato da mesi, quando, in un delirio di onnipotenza, aveva lasciato intendere che quel voto sarebbe stato un voto di consenso al suo governo non eletto dal popolo.

«Neanche la Merkel ce l’avrebbe fatta a 1000 giorni – ha detto qualcuno – figurati lui». Sacrosanto.  

L’Italia,  a fronte di una partecipazione che prima dello spoglio delle schede segnava già un vincitore – la volontà popolare – ,  si ferma invece su un 60 – 40, che è specchio della volontà comune di un ritorno rapido e breve alle elezioni. Quelle in cui ciascun cittadino esprimerà la propria preferenza su chi mandare al Parlamento, chi al Senato, mantenendo almeno una parvenza di controllo sulla situazione politica italiana.

L’esito delle consultazioni ha ottenuto l’immediato effetto che ci si attendeva: l’annuncio delle dimissioni di Matteo Renzi già nella lunga (ma non troppo) notte della Costituzione.
Credo che la prima cosa che mi sia venuta in mente dopo aver sentito il discorso del premier sia stata la pubblicità di una nota marca di mentine, in cui una serie di pupazzi animati sul tram esprime commenti sulle tette (presuntamente finte) di una passeggera.

Ora che è tutto nelle mani di Mattarella, è del resto lecito pensare che ci sia già un piano B, alternativo alla rinuncia monastica di Matteo. Plausibile pensare ad un nuovo governo tecnico, istituzionale, che possa innanzitutto dare alla luce una nuova legge elettorale e che a guidare questo governo provvisorio possa esserci ancora lui. Saperlo è questione di ore.

Al di là del suo discorso commovente quasi quanto la partecipazione degli italiani al voto, su una cosa Renzi ha maledettamente ragione: «Questo risultato consegna ai sostenitori del No oneri e onori. Tocca a chi ha vinto avanzare proposte per la legge elettorale».

La Puglia attende ora la voce di Michele Emiliano, che, pur non avendo fatto nulla, si trova sul carro dei vincitori morali di questa tornata con il Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini, Silvio Berlusconi.

Quanto a Matteo, gli tocca il pizzicotto di questo blog, che non è il suo “stai sereno” in versione locale, ma un “te l’avevamo fatto capire” detto da un qualsiasi meridionale. Oggi orgoglioso.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




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