BLOG | No, cazzo

Attualità / BLOG / BUONANOTTE // Scritto da Vito Troilo // 2 dicembre 2016

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Fortunati gli italiani, che se possono ancora esprimersi su un tema apparentemente di scarso rilievo come la revisione della Costituzione lo devono proprio al modo (inappuntabile, preciso, quasi perfetto) in cui è stata scritta la Carta fondamentale del loro paese. 18 milioni di tedeschi dell’est, dopo 40 anni di privazione del pluralismo, nel 1990 furono annessi a un altro stato (la Repubblica Federale Tedesca) senza godere neppure del diritto di scegliere, attraverso un referendum, se accettare la riunificazione oppure mantenere l’indipendenza riformando la Repubblica Democratica Tedesca, rendendola neutrale, totalmente democratica, senz’altro fuori dal Patto di Varsavia ma di certo non nella Nato. Col cazzo che li facciamo esprimere davvero liberamente, quelli dell’altra Germania…

Ho desiderato mettere al centro di questa mia riflessione-dichiarazione di voto (qui siamo abituati a esprimere le nostre opinioni, la parte degli struzzi lasciamola volentieri ad altri giornalisti di cui non abbiamo letto e dubito leggeremo mai un commento personale) l’idea, sempre più diffusa nell’Europa occidentale, che permettere ai popoli di esprimersi democraticamente sulle questioni che riguardano la loro vita e, come in questo caso, l’ordinamento dei paesi nei quali vivono sia addirittura inconcepibile.

C’è gente che non si spiega come uno come me possa pretendere di votare anche per l’amministratore di condominio, il rappresentante di classe, Miss Italia, Sanremo. Hanno ragione. Che diritto avrei io, che non sono figlio di banchiere e neppure di bancario, che non ho la tessera del PD (Francesco, sei ancora sicuro di volerla?), che non sono amico di Juncker, che non ho mai sfruttato le risorse comunitarie per mettermi soldi in tasca con progetti stupidi e insulsi, che chiamo col loro nome (clandestini) coloro che entrando in Italia contribuiscono senza saperlo ad arricchire le cooperative radical-chic, che non sopporto l’ipocrisia dei radical-chic, che non sono allineato come certi zerbini radical-chic disposti a tutto pur di fare carriera: che diritto avrei io a votare? Nessuno.

Non dovrei spiegare ai lettori che una Costituzione si scrive e si modifica sulla base di larghi consensi e non può essere il frutto di una votazione a colpi di maggioranza. Non dovrei rimarcare che il “nuovo” Senato è solo un bieco espediente per garantire l’immunità parlamentare a qualche consigliere regionale o sindaco in odore di avviso di garanzia e che non sarà mai approvata una legge che ci permetterebbe di scegliere chi mandare a Palazzo Madama (figurati se ce li fanno votare! Qualcuno crede ancora alle favole?). Non dovrei far notare che J. P. Morgan è meglio vada a prendere per scemi gli abitanti di qualche repubblica delle banane perché noi non lo siamo (su questo però non giurerei). Non dovrei sottolineare che un quarantenne non eletto da nessuno è di gran lunga la più incredibile delusione della politica italiana di tutti i tempi perché dopo aver fatto il guappo e il rottamatore ha preso il potere e non ha mantenuto una sola delle promesse fatte.

L’Italia in cui vorrei vivere, diventare adulto e invecchiare è uno stato sovrano, autonomo, con una politica estera e valutaria indipendente, neutrale e aperta al dialogo, partner più della Russia e dell’Europa orientale che degli Stati Uniti e degli schiavetti di Bruxelles. Un paese più moderno e meritocratico, nel quale finalmente si possa rimuovere a calci nel culo tutti i raccomandati che senza alcuna capacità ne inquinano il tessuto sociale, occupando posti di lavoro che dovrebbero essere presi da altri, che sia un impiegato statale piazzato all’epoca in cambio di cento voti alla Dc o il corrispondente di un giornale divenuto tale per intercessione di qualche assessore. Una nazione a misura di cittadino e non di banchiere. Comprenderete la necessità di una Costituzione forte, chiara, logica, cui bisogna porre dei correttivi e non imporre stravolgimenti eterodiretti. Magari tutto quello in cui confido non si avvererà ma da questo al diventare complice di un peggioramento della situazione scorre troppo buon senso. L’Italia già fa il suo in termini di pestaggio dell’equità competitiva in tutti i campi della società e chi la “governa” in realtà prende solo ordini da antipatici schizzinosi che nessuno voterebbe mai. Per questo e per altri esaurienti motivi, domenica 4 dicembre, armato di matita, nel segreto della cabina, dirò sottovoce: no, cazzo.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




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