BLOG | Mettetevi comodi che qui si parla di Dio

BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 19 giugno 2016

BLOG | Mettetevi comodi che qui si parla di Dio


Mario 

Ciao Mario, sono Bartolo Di Pierro.

 Ho letto il tuo  articolo, sul blog di Bisceglie in diretta, dal titolo “Le preghiere convenienti e quelle disinteressate” e vorrei condividere con te  alcune mie considerazioni.

La lettura di quanto hai scritto, ti confesso che mi ha lasciato dubbioso. Mi son chiesto se il tuo  scritto  fosse l’affermazione di un illuminista che vuol segnare la propria distanza dai pregiudizi di noi credenti, oppure  la malcelata richiesta di aiuto di un illuminista che sente dentro di sé il seme di una conversione che non sa come far germogliare. Nella prima ipotesi sono pronto ad un confronto, nella seconda ipotesi sono pronto a darti acqua.

 Il mio istinto missionario mi spinge a partire con l’innaffiatoio.  Lo faccio raccontandoti la mia esperienza di fede. Anch’io come te ho vissuto gran parte della mia vita in un convinto agnosticismo con rischi di derive nell’ateismo. Credevo solo nell’uomo, il faber suae fortunae, nel soggetto costruttore, col suo pensiero e la sua azione, della realtà. È  accaduto che la fede nel relativismo umanistico, pian piano, negli anni, ha cominciato a perder fiato, a non trovare aria, a sentire l’insoddisfazione di una mai raggiunta Verita’, dell’accontentarsi di un solo cercare. A questo aggiungici la perdita di illusione nella capacita’ dell’uomo di salvarsi dall’istinto alla prevaricazione, alla violenza, alla guerra e capirai che l’assolutismo del mio umanesimo ha cominciato a vacillare. Ho sentito dentro di me sempre piu’ forte una voce interiore (mai veramente sopita, nella mia vita, in realta’) che mi spingeva verso Dio. A fermarmi in questo salto esistenziale era l’orgoglio e la presunzione del mio intellettualismo. Quando guardavo i fedeli recarsi in Chiesa per la messa li giudicavo illusi e creduloni, con la ragione, ma nel mio cuore, senza ammetterlo, provavo invidia per la loro spontanea capacita’ di fede, capacita’ a me negata. Poi e’ accaduto, qualche anno fa, che un sabato come tanti altri, “ma forse con piu’ rabbia in corpo” , come direbbe Guccini, il suono della campana della mia parrocchia e la vista dei fedeli che correvano frettolosi e bramosi a messa mi ha spinto a seguirli per riconciliarmi con Dio. In quella messa (per ragazzi cresimandi) Dio ha sciolto il mio cuore, da troppo tempo congelato dalla razionalita’ , regalandomi quelle parole che, perso com’ero nel vuoto solipsistico del mio umanesimo,  avevo bisogno di sentirmi dire: ” Credi in me e rendero’ il tuo cuore leggero”. Da quel giorno il miracolo e’ avvenuto in un continuo crescendo di meraviglie: Cristo e’ risorto in me ed io sono oggi un uomo nuovo che vede il mondo con nuovi occhi, in una nuova prospettiva. Vivo con una profonda gioia viva e questa gioia me la da’ la mia fede e comunicartelo e’ il fiore più bello che sono in grado di donarti.

 Veniamo al confronto col Mario illuminista.

Tu scrivi: Dio non esiste perché non ci sono prove. Consentimi, Mario , ma questa tua tesi è laicamente irragionevole. Dio non è un teorema. Dio semplicemente e’, senza alcun complemento specificativo del soggetto. Dico meglio: Dio e’ l’Essere che da sostanza a questo incomprensibile vorticoso  divenire, che e’ la condizione esistenziale in cui noi siamo calati. Niente in natura è (nel senso parmenideo dell’essere). Ogni ente, ogni forma, ogni aggregato materico diviene, cioè nel momento in cui è  è immediatamente gia’ stato, il presente diventa passato. Dio non diviene, Dio e’.E’ lui stesso a dirsi   essenza, nel passo biblico in cui appare a Mose’ sotto forma di fiamma ardente, e alla domanda di Mose’ quale fosse il suo nome risponde ” Io sono colui che e'”.

I filosofi si sono cimentati in passato nel dimostrare l’esistenza di Dio con prove cosmologiche, ontologiche, logiche. Io credo che la prima prova dell’ esistenza di Dio la trovi guardandoti intorno. L’esistente e’ cosi’ strutturato e ordito da non potersi dire prodotto dal caso. Di fronte alla fantasmagorica ma ordinata varieta’ della forma come si fa a non leggerne un disegno ? Sarebbe come sostenere di fronte alla Nike di Samotracia che trattasi solo di un blocco di marmo.

Tuttavia, se proprio volessimo una prova logica dell’esistenza di Dio, chiediamoci: vi e’ una via che, attraverso la sola ragione porti a Dio? Io credo che ci sia una  via deduttiva e che sia questa.

Se Dio non esistesse e tutto il mondo femomenologico fosse solo il risultato dell’attuarsi di processi chimici, fisici, elettrostatici, gravitazionali, quantistici, atomici, fa un po’ tu, come faccio a dirmi libero ? Come faccio a proclamarmi ateo se il mio pensiero e’ il risultato di processi chimici, sinaptici guidati da leggi ineluttabili di natura? Se tutto e’ fisica, compreso il mio pensare, come posso scegliere e decidere?

E’ solo l’esistenza di Dio che garantisce il mio libero arbitrio, la mia autonomia, la responsabilita’ di cio ‘ che faccio. Essere libero, pensante e responsabile e’ il grandissimo dono di colui che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza ( cioe’ liberi e capaci di amare senza limiti) e questo dono metafisico si chiama “anima”. Senza anima e senza Dio c’e’ solo l’infernale condizione vegetativa di un meccanicismo materico. Ecco perche’ Dio esiste.

Veniamo ora alla preghiera di convenienza. Come ci ha spiegato don Fabio, nell’omelia della parabola del figliol prodigo, ogni avvicinamento a Dio è frutto della convenienza. Il figliol prodigo torna dal padre perché ha dilapidato la sua parte di eredità. La meraviglia e’ che il padre non solo non  ripudia il figlio, anzi, rimane in attesa finche’ non torna  e quando lo vede tornare addirittura gli corre incontro, lo abbraccia e lo festeggia immolando un vitello grasso. Questa convenienza, in realtà è solo  il bisogno, non di beni materiali , ma di colmare il vuoto interiore del Dio assente in noi.

 La preghiera e’ il modo con cui ci si relaziona a Dio . Tu , secondo me, hai letto in chiave troppo borghese il significato della preghiera, come se questa  fosse una opportunistica questua per ottenere privilegi sulle leggi natura Per un cristiano, prima che chiedere, pregare è innanzitutto lodare e ringraziare il Signore per quanto ci dona. Ogni richiesta di ulteriore bene per sè o per altri e’ finalizzato all’adempimento del progetto che Dio ha immaginato per ciascuno di noi, progetto che ciascuno comprendera’ nella sua vita e a cui decidera’ se adempiere o no. Si chede forza e grazia per adempiere alla sua volonta’ e per essere sempre piu’ capaci di riversare amore sugli altri.

Mi accorgo che mi sono dilungato. Avrei ancora voluto scrivere sulle “leggi di natura” , sulla scienza , sul creato e sulle meraviglie dell’ abbraccio di Dio ma rimandero ‘ il tutto ad altra occasione.

“Ci sono più cose in Cielo e in Terra, Mario, di quante ne sogni la tua filosofia”

Un saluto affettuoso

                                                                             Bartolo

 

pazienzaCaro Bartolo, ti ringrazio di cuore per questa tua lettera. Non credevo di meritare tanta attenzione su un argomento così delicato. Ho deciso di pubblicare il tuo intervento nel mio spazio perché ritengo giusto alzare il livello degli argomenti di questo modesto blog.

Rispondo subito premettendo che uno dei miei migliori amici è un insegnante di religione, che ho conosciuto mia moglie durante una visita a un prete missionario in Brasile, che ho passato tre anni del mio corso di studi in seminario dai Rogazionisti a Trani. Ce n’è abbastanza per dirti che so di cosa parlo.

Come già sperimentato personalmente in passato, l’uso dell’avverbio frasale “praticamente ovvio” nella mia professione di ateismo è l’elemento che turba di più. Non faccio crociate al contrario, non parlo di scandali nella chiesa, del viscidume di tante tonache, dei fondamentalismi assassini che hanno insanguinato le conquiste coloniali del passato e il terrorismo del presente. Semplicemente faccio spallucce e mi limito a constatare quella che per me è un’ovvietà che va persino oltre la famosa teiera di Russel.

Da questa mia provocazione, parte il catechismo dei miei interlocutori. Quel catechismo che potrebbe avere maggiore fortuna ed efficacia se indirizzato verso sedicenti fedeli che non mettono il loro sentimento religioso in un sentiero virtuoso ma, appunto, di convenienza e di conformismo. Io mi limito a sforzarmi di essere intelligente per conto mio e questo accende il turbamento più di ispiratissime omelie. Tu lo chiameresti individualismo, io la chiamo consapevolezza di sé. Per arrivare a questa consapevolezza, naturalmente mai compiuta, ho tenuto ad un certo punto opportunamente lontana la scorciatoia del sentimento religioso.

Bartolo, sendammè: genio e passione muovono  l’evoluzione dell’umanità.

Sul genio non c’è bisogno di dirti nulla, visto il lavoro che fai. Sai di cosa parlo quando ti trovi di fronte a uno schizzo, a delle linee che possono prendere forme più armoniose o funzionali grazie alla macinazione dei tuoi pensieri; credimi Bartolo, in quei momenti sei da solo, non hai amici immaginari che ti sorvegliano, solo tu con la ricerca tra i tuoi pensieri di una soluzione giusta, della migliore espressione di bellezza.

La passione è invece l’effetto che ti provoca ciò che hai intorno a te e ti fa sentire vivo. Il sangue che ribolle per la rabbia verso un’ingiustizia, per la voglia di contribuire a migliorare la vita della propria comunità, per l’amore sconfinato verso le persone più care, per due belle gambe.

La mia conclusione, senza pretendere di avere ragione, è che bastano genio e passione come elementi immateriali (o preferisci la definizione “trascendentali”?) a rendere virtuosa e piena una vita.

Ho confessato in quel mio pezzo, che ricorrerò a Dio quando troverò convenienza, e non parlo solo di preghiere ma anche di battesimi, comunioni, cresime, esattamente come fa la stragrande maggioranza dei fedeli cattolici. Per non essere troppo sfacciato, chiederò ogni bene anche per quelle persone sconosciute che mi hanno dato un esempio di bontà. Fermo lì! Non iniziare con la storia che Dio mi ha parlato attraverso quelle persone…

Ti ho risposto con queste inadeguate parole e con questa celebre vignetta del grande Andrea Pazienza. Dice molte cose questa vignetta, parla di un uomo, la massima autorità di una religione, che potrebbe aver capito delle cose… Fagli fare un poster a don Fabio e faglielo appendere nel suo ufficio in parrocchia. L’autoironia è un grande segno del genio e della passione di cui ti ho scritto sopra. E ci fa migliori, ah quanto ci fa migliori, altro che religioni!

Allora lasciami solo due righe polemiche per dirti che le persone religiose della vita non hanno capito di più di me, semplicemente hanno capito altro o hanno frainteso.

Un caro saluto.

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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