BLOG | L’unica cosa che sempre va secondo i piani è l’ascensore

BLOG / IL PIZZICOTTO // Scritto da Serena Ferrara // 14 dicembre 2016

BLOG | L’unica cosa che sempre va secondo i piani è l’ascensore

Alla stazione ferroviaria ancora niente biglietteria. Il sindaco annuncia sit-in per chiedere un montacarichi riservato ai disabili

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Nel 2015, per farsi bella all’ EXPO di Milano, FS presentava all’Italia sensibile, un grazioso volume (lo trovate quiscreenshot-2016-12-14-10-03-20) su 50 riusciti esperimenti di rigenerazione delle stazioni ferroviarie della sua rete. Prese in carico dal mondo del no profit e utilizzate per scopi sociali, turistici o culturali, le stazioni peggio messe della rete, si trasformavano da luoghi di degrado in contenitori di cultura.

Nell’incipit della pubblicazione, mettendosi una mano sulla coscienza, il gruppo ammetteva che: «Le stazioni, forse più di ogni altro luogo urbano, corrono da sempre rischi di dequalificazione sociale e ambientale, in quanto costituiscono storicamente un polo di attrazione e un punto di concentrazione sul territorio di molte forme di disagio. Questo rischio è ancor più pressante laddove le stazioni, per l’evoluzione tecnologica, non hanno più richiesto la presenza fisica del personale ferroviario, perché gestite centralmente tramite sale operative distanti anche centinaia di chilometri».

Di questa assenza umana – le cui colpe l’amministratore delegato di Retee Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile attribuiva a terzi (mi chiedo quando mai fabbricati, banchine e binari abbiano potuto esprimere un parere) – forniva i numeri, indicando la cifra degli scali scoperti ed automatizzati in 1.900. Precisava che in questi impianti impresenziati: «Anche le biglietterie sono state sostituite da diverse modalità automatizzate di acquisto dei titoli di viaggio».

Consapevole che: «Ciò pone nuovi problemi di salvaguardia di questo patrimonio che può e deve essere affrontata tutelando le esigenze del territorio», Gentile indicava, in un guitto di ingegno, la strada da seguire: «è fondamentale che alla ridefinizione del significato e del ruolo della stazione nel contesto civile e urbano si accompagni un nuovo patto di condivisione delle responsabilità di gestione in primo luogo tra Ferrovie dello Stato Italiane, enti locali e terzo settore».

Splendida iniziativa, quella attuata (mi piacerebbe capire di chi fu l’intuizione) in 400 stazioni italiane, diventate musei, biblioteche o sale lettura, infopoint multimediali, spazi espositivi e auditorium, sulla base di una convenzione trilaterale comune – privato – gioventù sognante. Sebbene non sempre gli esiti siano stati quelli sperati, mi piace l’idea dell’impegno di giovani menti ricche di idee e povere di risorse.

Non riesco invece a spiegarmi il perché i Signori delle Ferrovie non si siano mai chiesti il perché molti di questi 400 “presìdi di bellezza” siano andati all’aceto dopo pochi mesi.

Possibile nessuno si sia mai interrogato sul fatto che una stazione nasce per fare la stazione e dovrebbe rispondere al ruolo di far sostare in sicurezza i passeggeri, in attesa dei treni e dar loro il modo di prepararsi al viaggio con ogni comfort?

Possibile che molti si scontrino contro l’equazione più elementare, dove l’unica incognita rimane la volontà del viaggiatore?

Magari fare caso al fatto che nei preparativi del viaggio rientri l’acquisto dei biglietti (che oggi si comprano on-line, ma solo con almeno 30 minuti di anticipo sull’orario stabilito per la partenza del convoglio) sarebbe cosa buona e giusta, dal momento che la pratica, con generali proteste di massa, pare sempre più in disuso nell’Italia che viaggia su rotaie.

Le stazioni de-capitate, private di personale e di punto acquisti, stanno diventando tutto quello che RFI aveva scongiurato nel libretto: luoghi di degrado, in cui il meglio che ti possa capitare di incontrare – dopo un senzatetto, un ritardatario irritato e uno spacciatore – è l’uomo delle pulizie generali. Non saprà fornirti indicazioni sugli orari, cambiarti o integrare il biglietto, darti consigli di viaggio, ma almeno di solito profuma gli ambienti.

Quando lo incontri mentre attendi un treno, ti piazzi nei paraggi e già ti senti un altro.

Veniamo a Bisceglie.

Da quando la biglietteria ha chiuso (da un anno e mezzo “provvisoriamente”) e tutto il flusso di pendolari ha preso ad assalire, per gli acquisti, il Bar Stazione, attendere un treno è diventato un atto di fede.

A nulla sono valse le note del sindaco Francesco Spina, le petizioni dei cittadini, le lettere e gli articoli della carta stampata: lo sportello resta chiuso ad libitum. Senza motivazioni.

FS, forte del monopolio del traffico su strada ferrata lungo la costa pugliese, ha ignorato ogni voce e taciuto.

Il sindaco ha deciso di fare un sit-in, fissandolo al 16 dicembre. Ai responsabili di RFI, intende chiedere almeno un ascensore. Che è, spiega un detto, «l’unica cosa, quando tutto gira storto, che va sempre secondo i piani».

RFI l’ha promesso da un anno, poi a Bisceglie ha portato solo tre nuove (e scomode) panchine. Bontà sua.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




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