BLOG | L’isola della Cgil da cui ripartire

BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 11 marzo 2017

BLOG | L’isola della Cgil da cui ripartire


Mario

Tra maggio e giugno si andrà al voto per i due referendum abrogativi promossi dalla Cgil in materia di lavoro. Anche i compagni (si chiamano ancora così) della Camera del Lavoro di Bisceglie si sono mobilitati per far conoscere le ragioni dell’iniziativa.

Si avrà modo e tempo nelle prossime settimane, sperando che la data del voto sia fissata quanto prima dal Governo, di affrontare in modo approfondito i due quesiti.

Rivedere in una iniziativa pubblica quelle persone che tengono ancora su a Bisceglie un’organizzazione storica come la Cgil, mi ha fatto tornare alla mente quello che ad amici interessati dichiaro ormai da molti anni circa le motivazioni per fare una qualche attività politica: l’unico spazio sano per interessarsi al progresso civile della comunità è quello del sindacato e per me, da comunista, il sindacato è solo la Cgil.

In tanti anni di professione giornalistica ho incrociato spesso le battaglie del sindacato e ho potuto conoscere persone serie e oneste. Nella sede di via Monte San Michele, insieme a meravigliose foto storiche e all’immancabile ritratto del leggendario Peppino Di Vittorio, sulle pareti sono appese le foto dell’inaugurazione di qualche anno fa, quando la Camera del Lavoro lasciò i locali di piazza Vittorio Emanuele.

In quelle foto si scorgono i volti delle persone che sono vicine alla Camera del Lavoro oggi o che ne animano le attività. Non solo il segretario Michele Valente, ma anche Felice Stolfa, Giovanni Salerno, i gentilissimi vecchietti dello Spi, la buonanima di Tonino Sasso, Vito Di Bari, i responsabili delle varie federazioni, le donne che si occupano del centro di assistenza fiscale e chiedo scusa se ne ho dimenticato qualcuno. Uno scenario umano che fa pensare alla Cgil come a un’isola dove tutto rimane positivo e benemerito, ma che è appunto un’isola con una difficoltà di connessione verso una realtà moderna di quello che viene spesso inoppportunamente chiamato lavoro, e che invece è precariato, furto di dignità e speranza, inquietudine sociale.

Un’idea di sinistra da cui ripartire per me non può prescindere da quelle esperienze e se non si può più chiamare “mondo del lavoro” allora che lo si definisca “popolo che chiede dignità con il lavoro e nel lavoro”. Tante, troppe stronzate di cui si alimenta il dibattito politico oggi, tra pacchetti di tessere che si spostano, razzismi beceri, nuove leve palesemente impreparate, finirebbero opportunamente in secondo piano.

Poi, pensando a quelle brave persone che ho citato, viene lo sconforto a rendersi conto che dentro il quadro politico desolante di oggi, non riuscirebbero ad imporsi e a prendere i voti necessari per mettersi alla guida di un radicale e positivo cambiamento. Resterebbero un’isola appunto.

Ed io che amo il Brasile per ragioni che chi mi conosce sa, penso che quel gigante sudamericano e fino a poco tempo fa paese emergente, è stato guidato per otto anni da Lula, un sindacalista che veniva dalle fabbriche e che lavorando in fabbrica si era mozzato un dito alla pressa. Se proprio deve essere un’isola, allora che sia l’esempio che un altro mondo è possibile.

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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