BLOG | La luce elettrica, l’edificio, palmeto. Bisceglie trasformata anche nel pallone

BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 27 ottobre 2015

BLOG | La luce elettrica, l’edificio, palmeto. Bisceglie trasformata anche nel pallone


Mario

Questo pezzo sarà inevitabilmente monco di informazioni e magari scivolerà anche su qualche imprecisione. Ma confido in chi, leggendo, vorrà nei commenti qui sotto o sui social integrare e rettificare.

Non so se dopo i 40 anni si possa cominciare a dare sfogo all’amarcord, sarebbe preferibile  evitarlo per non sentirsi già consegnati al passato. Ci sono tre luoghi che hanno attraversato infanzia e adolescenza negli anni 70 e 80 a Bisceglie che non solo fanno da scenario ai bei ricordi dei tempi andati degli over 40 di oggi appunto, ma ti fanno capire che una trasformazione profonda della società si è potuta riscontrare anche attraverso il gioco del pallone.

Gioco del pallone sì, perché chiamarlo calcio sembra troppo pretenzioso se quei tre luoghi cui accennavo sopra sono: la luce elettrica, l’edificio, palmeto.

La luce elettrica è quel  posto in via Amendola ora occupato da una struttura a supporto di una enorme antenna per la telefonia, e che in precedenza doveva essere la sede, forse tecnico-operativa anziché amministrativa, dell’Enel. Una palazzina diroccata era lo sfondo di uno spiazzo delimitato anche da una recinzione in tufi e che facevano sembrare quel luogo proprio per il suo stato di abbandono, una specie di impianto sportivo indotto. Suolo non asfaltato e una nuvola di polvere erano gli ingredienti delle partite giocate lì, prevaleva l’agonismo sulla tecnica, cicatrici e contusioni su dribbling riusciti e assist precisi.

Più comodo era l’edificio, cioè lo spiazzo che prima della trasformazione apprezzabile oggi, circondava la scuola elementare “De Amicis”. Si andava da piccoli e la maggior parte del tempo veniva persa a discutere se la palla fosse effettivamente entrata nella porta immaginaria delimitata solo da giubbotti e cartelle a fare da pali.

Palmeto è invece qualcosa di più moderno. Prende il nome da uno dei primi bar aperti nel quartiere Sant’Andrea, allora in piena espansione. Spiazzo comodo e asfaltato, preso d’assalto la domenica mattina con ragazzi che facevano delle levatacce assurde per potersi accaparrare il campo prima di altri.

In tutti i posti si assisteva ad un gioco con poche regole, punizione non era “quando arbitro fischia” come diceva la buonanima di Boskov, ma quando uno si sfracellava a terra e si faceva male o, in alternativa, quando uno particolarmente frignone perdeva il pallone e si lamentava di essere stato strattonato e aveva il carisma necessario per fermare tutti.

Poi le regole ma anche l’organizzazione di gioco cominciarono a farsi vedere. L’impianto a Salnitro, che nelle intenzioni doveva essere una pista di pattinaggio e un campo da basket-volley quando il calcio a 5 non era ancora immaginato se non appunto sulla strada, inaugura la stagione dei tornei.

Nel frattempo quei posti sono tornati ad essere anonimi angoli urbani e molti di quei ragazzini sono ora lì a rompere le palle agli allenatori delle numerose scuole calcio nei numerosi impianti sportivi a pagamento, convinti che il loro pargolo sia il futuro Messi. Se ci fate caso, almeno la metà di questi vi racconterà che era stato visionato da un talent-scout di una squadra di serie A, ma che un brutto infortunio lo ha dovuto tenere lontano per sempre dal calcio che conta. Si sarà fatto male alla luce elettrica, il nostro simpatico cazzaro, lì davvero era tanto pericoloso giocare.

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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