BLOG | La condotta sottomarina a Torre Calderina e i pareri mai espressi sulle alternative

Attualità / BLOG // Scritto da Mario Lamanuzzi // 3 novembre 2016

BLOG | La condotta sottomarina a Torre Calderina e i pareri mai espressi sulle alternative


MarioC’è una categoria di persone che si ritrova spesso a esprimere opinioni contrarie su progetti che invece secondo altri, dovrebbero rappresentare una qualche forma di progresso.

No alla Tav, no al ponte sullo Stretto, no agli inceneritori, no alle trivelle, una serie di opposizioni che fanno identificare queste persone, se viste con sguardo fortemente critico, come dei cacacazzi ambientalisti che vogliono impedire evoluzione e sviluppo dell’umanità.

In questa contrapposizione emerge un paradosso: devono essere sempre i cacacazzi di cui sopra a dover argomentare il loro no. Spesso sono semplici cittadini che abitano nelle zone interessate da questi progetti, eppure studiano, forniscono prove della dannosità e dell’inutilità di certe opere, argomentano con approfondite analisi e propongono soluzioni alternative. Mentre dall’altra parte, dalla parte di quelli che questi progetti li fanno e in teoria dovrebbero sapere bene di cosa si stanno occupando, si ascolta semplicemente l’assioma che certe opere o certi impianti vanno fatti e basta, perché sono necessarie allo sviluppo del territorio.

È così anche per la vicenda della condotta sottomarina a Torre Calderina. I pochi cittadini che si stanno opponendo alla sua realizzazione, con iniziative anche del Movimento 5 Stelle, si erano illusi che dalla parte dei cacacazzi si fosse messa anche un organo istituzionale, ovvero la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Puglia che aveva espresso giudizio negativo. Così come gli altri cacacazzi, anche la Commissione non aveva lesinato puntuali e precise argomentazioni a sostegno del loro no. Le ha riportate qualche mese fa un ottimo articolo di Serena Ferrara su Bisceglieindiretta. Eccole:

La Valutazione d’Impatto Ambientale, ricorda che:

– gli indirizzi generali del Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia intendono promuovere la massimizzazione del recupero dei reflui depurati mediante il riutilizzo delle acque correttamente depurate, e prevedono lo scarico a mare come azione sui reflui residuali o come soluzione di emergenza;

– l’inserimento territoriale delle opere previste dal progetto interessano una zona di elevato valore paesaggistico, storico e turistico;

– il progetto non chiarisce la gestione delle portate dei reflui provenienti dai 4 impianti di depurazione in condizioni di malfunzionamento degli impianti;

– l’impianto previsto dal progetto non consente il contenimento degli impatti sull’area protetta S.I.C. Mare “Posidoneto San Vito-Barletta” dovute all’effetto negativo sulla qualità delle acque per la diffusione di elevati carichi inquinanti sversati nel corpo idrico ricettore;

– lo scarico di reflui e fanghi di depurazione in condizioni di malfunzionamento degli impianti comporterebbero gravi effetti negativi sugli usi della costa, sia per il rischio sanitario-ambientale che per la dequalificazione dell’intera area interessata dallo scarico.

Premesso, visto e considerato tutto quanto sopra, il Comitato Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale, Valutazione di Incidenza e Autorizzazione Integrata Ambientale propone, ai sensi dell’art. 28 c. 1 del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. , giudizio non favorevole di compatibilità ambientale in quanto:

– Non viene dimostrata la sostenibilità degli sversamenti dei carichi inquinanti nel corpo idrico ricettore con riferimento alla capacità portante dell’ecosistema/sito di smaltimento da valutare correttamente in relazione alle corrente di gradiente, alla capacità di assimilazione della colonna d’acqua e biocenosi bentoniche di influenza e in relazione agli apporti quantitativi di sostanze biodegradabili, nutrienti e solidi sospesi;

– Non viene dimostrata la soluzione della tecnica costruttiva in tunnel dell’opera di scarico come migliorativa degli impatti attesi sul sistema marino interessato”.

Chiaro e inequivocabile. Non si può fare. Punto.

Quelli dell’altra parte però, quelli che le opere bisogna farle per forza, stanno trovando il modo per andare avanti comunque e, al solito, senza seri argomenti da contrapporre a chi la condotta non la vuole.

Tra gli oneri assunti dal fronte del no, come detto, c’è anche quello di avanzare proposte alternative.

Un recente articolo di Pugliareporter informa che “mentre quell’acqua dal caratteristico colore viene scaricata tra Bisceglie e Molfetta, a Fasano, comune, regione, autorità idrica e Università, hanno già messo a disposizione 300.000 euro per il processo di potabilizzazione dei reflui urbani attraverso una tecnica innovativa; ultra-filtrazione a membrana, ossidazione avanzata con Ozono e Perossido di idrogeno, bio-filtrazione a basso carico integrata in un bacino di accumulo e ossidazione avanzata con raggi UV e Perossido di idrogeno. In parole povere, i liquami, attraverso un accurato processo, potranno tornare acqua potabile. Se questo è possibile in provincia di Brindisi, perché non farlo anche nella BAT?”.

Già, perché? Sarebbero per una volta quelli là a dover motivare un no. Un no e conseguente spiegazione che non sono arrivati anche quando qualche mesi fa scrivevo di un grosso impianto di affinamento delle acque reflue collegato ai depuratori di Molfetta e Ruvo-Terlizzi, costato 17 milioni di euro e rimasto inutilizzato, che potrebbe, con opportune opere di collegamento, anche servire il depuratore di Bisceglie.

I no alle alternative e le conseguenti spiegazioni non arriveranno mai. La faranno perché ci sono milioni (di euro) di motivi per farla questa condotta.

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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