BLOG | La Casa Divina Provvidenza e l’ordinario dello straordinario

BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 13 dicembre 2016

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Mario

In una interpretazione estensiva e bonaria del ruolo svolto dal senatore Azzollini nelle vicende della Casa Divina Provvidenza oggetto di inchiesta della magistratura, si potrebbe dire che il politico molfettese volesse in qualche modo risollevare le sorti dell’ente fondato da don Pasquale Uva.

Lo avrebbe fatto con il piglio autoritario e decisionista che tutti gli riconoscono, insomma avrebbe salvato la Cdp all’unica condizione che egli ammette per operare in politica: comandare.

La famosa espressione “vi piscio in bocca” rivolta alle suore risulta agli atti delle indagini come testimonianza di un dipendente, ma anche se il senatore non l’avesse mai pronunciata, non cambia il giudizio su come questi agisca nelle questioni più controverse. Si pensi alle decine di milioni di euro ottenuti dal governo centrale per il porto commerciale di Molfetta: un’opera che si è voluta realizzare in una zona non ancora del tutto bonificata da residuati bellici, con una ingente mole di finanziamenti che nel bilancio comunale si sono confusi con altre voci di gestione, tanto da sospettare (se questi finanziamenti fossero stati ritenuti tali e non spese correnti) una situazione di dissesto finanziario. Un altro esempio del metodo Azzollini è l’ostinata negazione del rischio idrogeologico nella zona Asi, e si potrebbe continuare a citare altri casi.

Pur essendo un politico di indubbie capacità e competenza, Azzollini si è sempre mosso così, imponendo la sua figura e le sue decisioni. La storia però insegna che personaggi così accentratori e pieni di sé, sono troppo offuscati dal proprio ego da accorgersi di chi e come si muove alla propria ombra.

E negli anni del regno azzoliniano alla Cdp non ci sono stati soltanto stimati professionisti chiamati a sistemare i bilanci per scongiurare il fallimento, incredibilmente messi sotto inchiesta dalla magistratura per il solo torto di aver svolto il loro lavoro, ma anche figure grottesche come l’ex direttore generale Rizzi e l’amante da oltre 2000 euro al mese per fare l’addetto stampa, i figli di sindacalisti Cisl e Fials assunti come amministrativi, le cooperative esterne in buona parte e in qualche modo gestite dall’ex consigliere comunale Angelo Belsito, una serie notevole di sprechi, assunzioni inutili, onerosi affidamenti esterni, che Azzollini non ha evidentemente controllato, forse perché tanto sapeva che con un provvedimento ad hoc da presidente della Commissione Bilancio al Senato avrebbe mandato centinaia di dipendenti in mobilità con la conseguenza che la malagestione dell’ente sarebbe stata pagata con i soldi della previdenza e assistenza pubblica. Esattamente come già fatto nel 2004 per oltre 500 persone.

Così Azzollini pensava di salvare la Casa Divina Provvidenza, se a certe vicende si vogliono attribuire intenzioni benevole e positive.

Vediamo invece il Commissario Bartolo Cozzoli, in che modo ha provato a salvare l’ente dopo il suo insediamento deciso dal governo centrale in seguito alla concessione dell’amministrazione straordinaria. Un ultimo comunicato ha riferito del segno più nel resoconto trimestrale del cosiddetto Ebitda, conosciuto anche come Margine Operativo Lordo (MOL). Il Mol altro non è che il risultato dell’operatività di un’azienda al lordo di interessi passivi, imposte, ammortamenti.

I tempi lunghi del commissariamento e dell’attesa di una trattativa di cessione non ancora chiusa, hanno finalmente trovato una spiegazione. Al contrario di Azzollini, Cozzoli ha agito secondo procedure rigide e controllate, ma soprattutto con la supervisione della magistratura, quella stessa magistratura che, per fare una battuta, uno che viene da Forza Italia manterrebbe, in armonia con il capo, lontana dal proprio raggio d’azione.

Da commissario straordinario, Cozzoli sembra aver fatto cose ordinarie. Ha eliminato quelle che nell’ultimo comunicato sono state definite “diseconomie” (gli sprechi, i contratti a rubastipendi, le forniture eccessivamente costose), ha preso atto che l’ex istituto ortofrenico continua ad operare con una costante riduzione delle entrate e su questo viene richiesto un intervento della Regione, ha preparato una Cdp che potesse interessare a potenziali acquirenti.

Acquirenti che sarebbero stati finalmente trovati e proprio a seguito di un’accertata tendenza al risanamento dei conti. Nelle ultime ore ci sarebbe stato l’annuncio del gruppo foggiano “Universo Salute srl” degli imprenditori Telesforo e D’Alba, circa l’approvazione da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico della proposta formulata per l’acquisto.

Con l’annuncio gli stessi imprenditori tengono a precisare che “la strada è ancora lunga”, indicando le prossime tappe perché la trattativa si concluda e la cessione possa completarsi.

Un approccio ordinario, insomma. Senza uomini della provvidenza (è il caso di dirlo) che impongano il loro comando. Ci avessero pensato tanti anni fa…

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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