BLOG | IVA, PARTITE

Attualità / BLOG / BUONANOTTE // Scritto da Vito Troilo // 3 gennaio 2016

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Mercoledì 30 dicembre, fra una fetta di panettone rapidamente trangugiata e l’incombenza delle liste della spesa per l’ultimo dell’anno, è apparso sulla nostra casella di posta elettronica un comunicato a firma del sindaco, attraverso il suo ufficio stampa, riportante alcuni dati forniti dalla Camera di Commercio di Bari: Francesco Spina ha voluto sottolineare il fatto che a Bisceglie, nel 2015, il saldo fra le partite Iva chiuse (208) e avviate (335) sia risultato indubbiamente positivo (+127).

Gli ha replicato, smorzando i toni di un trionfalismo apparso ai più eccessivo, Alessandro Ricchiuti, amministratore delegato di Riada Partners, spiegando come, a suo modo di vedere, la classe imprenditoriale biscegliese si imbatta continuamente «con l’impreparazione e l’incompetenza delle strutture pubbliche, che diventano il vero ostacolo al sano sviluppo imprenditoriale» e paventa la possibile estinzione della figura dell’imprenditore, definito «colui che rischia per far crescere una comunità a vantaggio suo e degli altri».

Dov’è la verità? Molto probabilmente nel mezzo.

Il dato statistico positivo diffuso dalla Camera di Commercio barese potrebbe essere stato influenzato dalla circostanza che ormai molte figure lavorative un tempo assunte e quindi risultanti come “dipendenti”, messe alle strette dalle contingenze della crisi abbiano dovuto per forza aprire la partita Iva. Più che il numero assoluto sarebbe il caso di valutare il fatturato complessivo di tutti questi nuovi “imprenditori” e lì sarebbero dolori.

Quanto al ruolo degli imprenditori in questa città, non sarebbero sufficienti tutte le “rachene” utilizzate per la raccolta delle olive nell’agro biscegliese a coprire la vergogna delle cavolate commesse, nel corso della storia, da chi ha saputo fare i soldi ma non è riuscito, in gran parte dei casi, a trasmettere le capacità gestionali ai propri figli, divorati dalla crisi per la loro eccessiva incapacità e la maggiore attenzione prestata verso il lusso in cui sono cresciuti piuttosto che alla ricerca dell’efficienza aziendale.

Ha ragione Alessandro Ricchiuti quando scrive che tagli di nastri e convention «si facevano trent’anni fa».

«Il mondo è cambiato. Noi dobbiamo pensare a lavorare». Giusto. A patto che il “noi” comprenda anche la classe politica. Meno proclami (tanto nessuno più crede agli annunci), più fatti concreti. Per il momento, valga la mia personale esortazione del titolo: Iva, partite e andate lontano, dove ci sono regole chiare e il comparto pubblico non è un nemico incompetente ma un alleato capace di chi vuole fare impresa. Da Bisceglie per il momento è tutto, buonanotte.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




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