BLOG | Il boss ucciso a Bisceglie e l’amarcord del contrabbando

Attualità / BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 13 aprile 2016

BLOG | Il boss ucciso a Bisceglie e l’amarcord del contrabbando


Mario
È esistita a Bisceglie per un lungo periodo, un’economia illegale fondata sul contrabbando delle sigarette. In città tutti conoscono i ceppi familiari che si sono dedicati ad attività criminali: rapine, droga, ricettazione, usura… ciascun componente di queste famiglie ha riempito il suo curriculum con questo genere di attività.

Il contrabbando aveva invece allargato il coinvolgimento a persone che oggi l’opinione generale del paese potrebbe considerare rispettabili. Negli ultimi anni mi è capitato di ascoltare storie raccontate da uomini oggi ultracinquantenni, che riguardavano sbarchi, vedette, trasporti, avamposti al Pantano, catene umane per i passaggi rapidi dei colli, trucchi per sviare il pattugliamento della Guardia di Finanza sulle coste. Erano giovani, chiosano poi nei loro amarcord, ed era un modo come un altro per tirare su qualche soldo in attesa magari di “entrare al manicomio” o “allo spazzamento”. È il segno di come a Bisceglie si sia convissuto pacificamente con una illegalità diffusa e in certi casi anche condivisa: fanno ridere amaro quelli che oggi si arrabbiano per gli stranieri topini di appartamenti o abusivi al mercato settimanale, quando poi d’estate passano le serate presso i baracchini gestiti da persone coinvolte in recenti operazioni anti-droga.

Sebbene come si direbbe per l’economia legale, il contrabbando di sigarette mostra dei segnali di ripresa, questa attività è sostanzialmente abbandonata dai tradizionali gruppi criminali italiani che vedono molto più profittevole il traffico di stupefacenti, le estorsioni, le infiltrazioni negli appalti delle opere pubbliche. Come sta accadendo per altre cose, il contrabbando è roba adatta agli stranieri: alto rischio e poca remunerazione, possono farlo loro. Le rotte sono cambiate e non percorrono più il mare, le cosiddette bionde sono spesso trasportate da camion con targa di paesi dell’Est

Tornando alla nostra città, qui non si è mai costituito un clan criminale di rilievo. Però c’era sicuramente qualcuno fidato di qualche grande boss pugliese. Nell’estate del 1990, in via della Libertà mentre stava tornando in bicicletta dalla spiaggia, fu ucciso Antonio Modeo, detto Tonino il Messicano, boss della Sacra Corona Unita originario del tarantino. Modeo stava probabilmente insediando la sua nuova base proprio a Bisceglie, visto che ci viveva stabilmente con la famiglia già da alcuni mesi prima del suo assassinio. Il mandante venne individuato in Salvatore Annacondia di Trani.

Di Tonino Modeo c’è persino una pagina che parla di lui su Wikipedia, che racconta in estrema sintesi tutta la sua carriera criminale fino al sanguinoso epilogo. Riportiamo il testo qui sotto.

Antonio Modeo, detto Tonino il Messicano (Monteiasi, 6 aprile 1948Bisceglie, 16 agosto 1990), è stato un criminale italiano.

Da giovane, dopo un’attività in Lotta Continua negli anni settanta, creò con i fratellastri Gianfranco, Riccardo e Claudio un’alleanza malavitosa nel tarantino, dividendo il potere criminale con Aldo Vuto. Nel 1980 i due boss insieme si affiliarono alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo organizzando la delinquenza locale nella Nuova camorra pugliese.

Divenne presto un membro importante della Sacra corona unita egemonizzando il controllo sulle attività illegali (bische clandestine, contrabbando di sigarette, estorsioni e usura) all’interno del capoluogo e nell’intera provincia di Taranto, anche grazie al contemporaneo sfaldarsi del clan Vuto e alla scomparsa del vecchio capobanda locale Francesco Basile.

Antonio venne arrestato per attività illecite, mentre Gianfranco e Riccardo per l’omicidio Marotta; furono tutti scarcerati 1989, ma esplose allora apertamente il contrasto sul traffico di droga cui il Messicano si era sempre opposto. I fratellastri allora organizzarono una propria struttura mafiosa, che prese a smerciare l’eroina. Ciò comportò rilevanti cambiamenti di alleanze all’interno dei due clan Modeo fino allo scoppio di una sanguinosa e lunga faida che vide Antonio, appoggiato dai boss (Salvatore De Vitis, Nicola De Vitis, Cesare De Pace, Massimiliano Nasole, Matteo La Gioia, Orlando D’oronzo, Cataldo Ricciardi, Gregorio Cicala, Aldo Ancora e Corrente Alessandro minorenne di Faggiano all’epoca dei fatti, opposto ai fratrellasti Riccardo, Gianfranco e Claudio (con i quali si schierò il boss dell’alto barese Salvatore Annacondia), ai boss tarantini (Cosimo Murianni, i fratelli Galeone, Cataldo Catapano, Giuseppe Cesario, Francesco e Michele Di Bari, Michele Cianciaruso e Antonio Martera) e ai boss di altri paesi come Francesco Locorotondo (Crispiano), Marino Pulito (Pulsano) e Costantino Turco (Torricella).

Il primo caduto di questa guerra di mafia fu Paolo De Vitis, padre di Salvatore, cui seguì Cosima Ceci, la madre dei Modeo alleata con i tre figli: ma si era solo all’inizio di una catena di omicidi (ben 169) che avrebbe visto soccombere numerosi appartenenti a entrambi i gruppi rivali, compresi amici, parenti e vittime innocenti, al ritmo di 20-30 morti l’anno. La faida divenne così violenta da costringere Tonino a lasciare Taranto e la zona franca del quartiere Tamburi per trasferirsi prima nel vicino comune di Statte e poi addirittura a Milano.

Venne ucciso a Bisceglie (dove probabilmente aveva traslocato con la famiglia) nell’estate del 1990 per ordine dell’Annacondia su incarico dei fratellastri nuovamente incarcerati. La sua morte non significò però la fine né del suo clan (che alla fine ne uscirà vincitore) né della guerra di mafia a Taranto, che anzi parve diventare ancora più sanguinosa e violenta in seguito all’emergere di nuovi personaggi malavitosi in grado di contendersi le redini dell’organizzazione criminale

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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