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Attualità / BLOG / BUONANOTTE // Scritto da Vito Troilo // 22 settembre 2016

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Avrei voluto esprimere già nella scorse settimane un’opinione riguardo l’eventualità di una candidatura della città di Roma a ospitare le Olimpiadi estive (e le Paralimpiadi) del 2024 ma gli impegni (soprattutto quello con le prime puntate di “Terzo Tempo”) e gli imprevisti (la “sciagura” per qualsiasi giornalista: un guasto al portatile) hanno reso praticamente impossibile un commento a quanto emerso. Non è accaduto di proposito che il momento per stendere una riflessione sia capitato proprio poche ore dopo gli sviluppi che forse chiuderanno per sempre la vicenda.

Sono un appassionato di organizzazione, nel senso che mi piace comprendere, intorno a un evento, piccolo o grande che sia, quali dinamiche ne abbiano preceduto e permesso lo svolgimento. Naturale è il mio interesse verso l’organizzazione delle manifestazioni sportive. Ho pensato di farmi un’idea sui Giochi Olimpici in Italia partendo da un’analisi di quanto, nel nostro paese, si è svolto in passato. Costi, impatti, ricadute, conseguenze: nient’altro che considerazioni empiriche.

La passione smisurata per qualsiasi cosa respiri intorno alla magica parola “sport” mi indurrebbe altrimenti a sostenere la candidatura non di questa nazione ma della mia città e del quartiere in cui vivo a ospitare tutte le principali gare del mondo. Al contrario, è necessario ragionare e guardarsi allo specchio mentre lo si fa.

In Italia si sono svolti i campionati del mondo di calcio maschile 26 anni fa, i campionati europei di basket maschile 25 anni fa, i Giochi del Mediterraneo 19 (Bari 1997) e 7 anni fa (Pescara 2009), i campionati del mondo di nuoto 22 (Roma 1994) e 7 anni fa (2009), le Olimpiadi invernali 10 anni fa (Torino 2006). Nessuno di questi grandi eventi ha lasciato un’impronta positiva sotto il profilo economico, sociale, infrastrutturale.

Risparmio il lungo elenco di incompiute: è sufficiente tenere conto della storia del palazzetto dello sport di Bisceglie, costruito con fondi riguardanti l’assegnazione all’Italia dei mondiali di calcio (e non quella dei Giochi del Medditerraneo, anche perché Bari vinse la candidatura nel 1991, quando l’impianto di via Ruvo era già in costruzione!) e comprendente, nel progetto originario del 1989, la posa in opera del parquet. Consegnato e inaugurato il 1° ottobre 1994, delle tavole in legno pregiato nessuna traccia. Trascorsero ancora altri 7 anni (e le polemiche furono feroci) prima di poter consegnare alla città una struttura finalmente completa.

E come dimenticare la “leggenda dei seggiolini”? Bisceglie fu scelta (fra le esplosioni di giubilo dei ragazzini) per ospitare le gare del torneo femminile di pallavolo dei Giochi del Mediterraneo (per intenderci: Maurizia Cacciatori e compagne…) e fu subito annunciato in pompa magna l’arrivo di oltre 2000 seggiolini che avrebbero reso sicuramente più attrattivo il palazzetto dello sport (che solo nel 1999 assunse l’attuale denominazione PalaDolmen a seguito di un sondaggio popolare) ma non si videro mai…

Gli esempi della disorganizzazione e dell’incapacità italiane sono talmente tanti… Pensate alle condizioni dello stadio “San Nicola”, del PalaPentassuglia di Brindisi. Pensate allo stadio in cui Pietro Mennea ha cominciato a correre, ridotto a un rudere dall’incuria della politica in una città di oltre 100 mila abitanti che non riesce a garantire a una squadra di calcio di Eccellenza un campo decente in cui giocare le partite casalinghe… Pensate a Trani e a quello stadio che nel 2016 non ha ancora i fari!

L’Italia non è ancora pronta per affrontare seriamente l’organizzazione delle Olimpiadi. Barcelona 1992 ha segnato il rilancio di una città divenuta improvvisamente meta turistica e il riscatto di un paese rurale uscito soltanto nel 1976 da una decrepita dittatura fascista. Quei Giochi furono uno straordinario successo perché di tangenti, ruberie, incompiute non si vide neppure l’ombra: merito del governo dell’epoca, guidato dal socialista Felipe Gonzalez.

L’attacco perpetrato in questi giorni al sindaco di Roma Virginia Raggi è deplorevole e strumentale: partendo dal presupposto che proporre la candidatura non equivale a ricevere l’ok dal Cio (anche perché le alternative Parigi e soprattutto Budapest sono molto più solide), su quali basi si è convinti che le Olimpiadi facciano al caso di una città continuamente travolta dai problemi e dagli scandali? L’ambizione e la realtà, in Italia, sembrano universi paralleli.

Virginia Raggi ha affermato: «No alle Olimpiadi del mattone». Ha fatto bene, perché sappiamo tutti come sarebbe andata. Buonanotte.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




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