BLOG | C’ERA UNA VOLTA LA TELEVISIONE IN PUGLIA

Attualità / BLOG / BUONANOTTE // Scritto da Vito Troilo // 12 gennaio 2016

BLOG | C’ERA UNA VOLTA LA TELEVISIONE IN PUGLIA

I perché di un tracollo – Prima parte

Blog Vito

«Lo ha detto il telegiornale». Che indimenticabile tormentone, per chi è nato negli anni ’70 e ’80 e ha vissuto l’epopea delle emittenti private anche nella nostra regione…

Sembra proprio che questa espressione, utilizzata per conferire a una notizia i crismi dell’attendibilità, possa essere definitivamente accantonata, considerando i risultati, in termini di ascolti, sempre meno lusinghieri riportati dalle televisioni pugliesi secondo Auditel. Nel mese di novembre 2015 appena 1 milione e seicentomila spettatori hanno complessivamente contribuito ai “contatti nel giorno medio mensile”, ovvero si sono sintonizzati su uno dei canali del digitale terrestre delle emittenti locali per almeno un minuto. In soldoni, meno del 41% della popolazione rilevata dall’istituto, costituita da tutti i residenti sul territorio di età maggiore ai 4 anni.

La crisi di ascolti è naturalmente provocata da un impoverimento di contenuti quasi inevitabile a causa delle condizioni economiche sempre più indecenti nelle quali versa il comparto televisivo ma se vogliamo davvero continuare a credere che l’unico motivo sia questo, facciamolo pure.

La verità è un’altra, sotto gli occhi di tutti: la televisione in Puglia, a parte qualche rarissima eccezione, non funziona perché è fatta male. I telegiornali sono piatti, condotti e letti senza alcun entusiasmo da persone che non sono in grado di conquistare il pubblico con quell’empatia necessaria allo svolgimento del ruolo; i temi trattati per la maggior parte dei casi omologati (capita spesso che le medesime testate siano presenti con le loro telecamere agli stessi eventi); la qualità dei servizi realizzati in netto calo e non è che ai bei tempi delle vacche grasse fosse questo granché…

Una bella donna che sta perdendo rapidamente tutto il suo fascino: ecco cos’è la tv nel nostro territorio. Incurante degli schiaffoni presi quotidianamente dal web, con cui non si riesce a competere se l’idea ritenuta vincente è ancora quella di contrapporre le facili ma sempre più scarne entrate delle televendite mattutine a un flusso di informazione e a un impegnativo allestimento di un palinsesto completo. Convinta, sotto il profilo giornalistico, di una superiorità nei confronti delle altre forme di comunicazione che non esiste più da anni e probabilmente non c’è mai stata. Incapace, con queste premesse, di rendersi conto dell’obsolescenza tecnica come dei mutati gusti di un pubblico che avendo alternative ha scoperto persino in questa regione l’esistenza di un’offerta informativa di qualità. Rigorosamente fuori dalla tv.

Chi mi conosce sa benissimo (non è un mistero) da quanto tempo sostengo il bisogno, per una città delle dimensioni di Bisceglie, di esprimere un’emittente televisiva propria. In tutta la storia dell’etere televisivo locale gli unici tre volti capaci di incidere concretamente sotto il profilo giornalistico sono stati Maurizio Rana a Quarto Canale Tv col Tg ora, Antonella Salerno a Telemare prima e Rete7 poi e Mario Lamanuzzi su Telesveva col Tg Bisceglie: non è un caso che tutti abbiano cominciato su “La diretta”, fiera antesignana di questa testata, di cui sempre rivendicherò con orgoglio l’averne fatto parte fin da ragazzino. La voglia di emergere, il desiderio di non accontentarsi di ciò che si realizza quotidianamente e offrire contenuti diversificati al pubblico è sempre forte ma chi fa il giornalista a Bisceglie parte con l’handicap pesante di non poter fare “a casa sua” né televisione né radio (un capitolo che meriterebbe trattazione a parte se solo ne valesse la pena ma purtroppo il quadro, per certi versi, è ancora più allarmante).

Il tempo, galantuomo, ha certificato negli ultimi mesi il crollo del “mito” delle emittenti locali, gran parte delle quali hanno meno pubblico di decine di portali d’informazione web del territorio.

Non il passaggio al digitale terrestre ma la mancanza di progettualità precise e palinsesti competitivi hanno determinato le rovinose cadute negli ascolti, una raccolta pubblicitaria sempre più misera e l’assurda realtà di canali assegnati e mai utilizzati. Quanti contenuti interessanti, quanta sperimentazione, quante opportunità per volti nuovi, a causa della sterminata ottusità di chi ne detiene il controllo, sta letteralmente bruciando la televisione in Puglia!

Non credete alla storiella dei soldi che mancano: se quello che cercate facendo zapping col telecomando oltre in canale 9 non c’è, la colpa è esclusivamente di chi ha fatto televisione negli ultimi 15 anni, dagli editori ai direttori di rete, dai giornalisti impreparati, svampiti e dislessici che occupano i tg ai reggimicrofono, da qualsiasi persona che, potendo fare qualcosa per combattere l’immobilismo, non ha mai mosso un dito.

Nei prossimi giorni tornerò sull’argomento con un’analisi dettagliata dei dati d’ascolto. Per il momento (ma solo per il momento) è tutto, buonanotte.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




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