BLOG | Buonanotte olimpico – 8

Attualità / BLOG / BUONANOTTE // Scritto da Vito Troilo // 14 agosto 2016

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La caduta di Veronica Inglese e le scivolate della Rai

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Mi sono preso un giorno di pausa, anche perché la gara di Veronica Inglese l’ho in un certo senso già analizzata nel pezzo realizzato per la sezione sport venerdì pomeriggio. Naturalmente, in due giornate di competizioni, non sono mancati spunti rilevanti. Rivolgerò l’attenzione su ciò che più mi ha colpito.

LA CADUTA DI VERONICA E LE SCIVOLATE RAI
Qualcosa non ho scritto, nell’articolo di resoconto sui 10000 metri di Veronica a Rio de Janeiro. Conoscendo l’atleta, mi sono meravigliato della sua improvvisa sparizione dai radar dopo appena due chilometri di gara. Per quanto lì davanti i ritmi impostati fossero notevoli, ero convinto che la campionessa barlettana avrebbe tenuto almeno fino ai 5000. E invece l’abbiamo rivista pochi minuti più tardi, doppiata dalle migliori.

Terminata la finale, nel corso della quale è stato stabilito un nuovo primato del mondo a distanza di 23 anni, la Rai ha finalmente intervistato Veronica. Che ha spiegato quanto accaduto: è caduta poco dopo il secondo chilometro. Quattro persone presenti allo stadio (tre in cabina e uno a bordo pista) e pagati per commentare la gara non si erano accorti di nulla! Roba da matti…

Franco Bragagna, telecronista dell’atletica leggera per l’emittente di stato, è ormai posseduto dalla voglia di fare tutto da solo. Comincia un discorso e apre contemporaneamente tre-quattro parentesi, perdendosi e trascinando i telespettatori in un vicolo buio di incomprensioni. Interrompe sistematicamente e di proposito, forse perché non lo sopporta, la sua spalla tecnica Rondelli (che ha preso il posto di Attilio Monetti). Deve parlare solo lui. La misura è divenuta colma quando, evidentemente convinto di poterlo fare senza incorrere in conseguenze, se l’è presa per l’ennesima volta con Alex Schwazer utilizzando il servizio pubblico per esprimere opinioni personali senza contraddittorio.

DREAM CHE?
Mi ero perso, convinto di un risultato scontato, il match di basket maschile fra Stati Uniti e Serbia. Eppure la vittoria con un margine “risicato” di dieci lunghezze sull’Australia avrebbe dovuto indurmi a credere che quella schierata a queste Olimpiadi è piuttosto una nazionale a stele e strisce: degli indiscutibili campioni che hanno contribuito allo sviluppo dello sport più bello del mondo non c’è più traccia. Vinceranno, lo continuo a ripetere, perché corrono e saltano di più ma in quanto a tecnica pura e organizzazione di gioco hanno molto da apprendere da diverse altre formazioni. Cercate su youtube le giocate di Milos Teodosic, il playmaker serbo e comprenderete qual è la mia idea di pallacanestro.

Sabato è andata in scena la meravigliosa sfida cestistica tra Brasile e Argentina. Un match da iniettare per settimane a taluni componenti della nazionale italiana, cui non è stato ancora spiegato che il basket è uno sport di squadra. Manu Ginobili, Luis Scola, Pablo Nocioni: giocatori a fine carriera dall’orgoglio e dall’amor patrio smisurati, trascinatori di un team che si esprime ancora a livelli altissimi. Per non parlare di Carlos Delfino, che si era praticamente ritirato nel 2012 ed è rientrato per queste Olimpiadi.

HO FATTO INCAZZARE I TEDESCHI?
Sarò stato io? Otto medaglie d’oro, cinque d’argento, tre di bronzo: dai trionfi del canottaggio al successo di Christoph Harting, che ha conquistato l’oro nel lancio del disco, certificando il definitivo passaggio di consegne col fratello Robert, solo quindicesimo e fuori dalla finale. La Germania c’è.

C’è anche la Russia, miracolosamente già a quota 23 medaglie nonostante la disgustosa operazione mediatica intrapresa nei confronti di un paese che, per tre o quattro dopati, è stato punito nella sua interezza. Gli stessi media hanno riservato addirittura tributi a Justin Gatlin, ritenuto forse più pulito (lui che è stato squalificato e ha dovuto restituire medaglie) di centinaia di atleti russi che non hanno potuto partecipare alle Olimpiadi pur essendo risultati negativi a tutti i controlli antidoping cui sono stati sottoposti nella carriera, su tutte Yelena Isinbayeva. Ora immaginate se un tale Michael Phelps si fosse casualmente chiamato Mikhail Phelpov: quante chiacchiere sarebbero state fatte, dette e scritte sul suo conto?

AZZURRE PROGRESSIONI
L’Italia ha trionfato nel nuoto con Gregorio Paltrinieri (oro) e Gabriele Detti (bronzo), in una finale dalla quale è rimasto fuori, incredibilmente, il cinese Sun Yang. Le diciotto medaglie complessive, al momento, sono un bottino ragguardevole, pur dovendo registrare le troppe delusioni, specie sulla pedana della scherma, disciplina nella quale non basta avere grande tradizione ma è necessario smetterla di litigare.

Sono finora 65 le rappresentative che hanno conquistato almeno una medaglia: mancano ancora all’appello, fra le tante, Austria, Bulgaria (Ivet Lalova, argento europeo ad Amsterdam in giugno e moglie dell’italiano Simone Collio, ha dovuto saltare per infortunio la semifinale dei 100 metri), Marocco (ed è una sorpresa), Qatar (racconterò nel prossimo blog qualcosa inerente questo paese).

PORTO RICO D’ORO
Sorprendente l’epilogo del torneo di singolare femminile di tennis: Monica Puig ha firmato una fantastica impresa, conquistando la prima medaglia d’oro nella storia delle Olimpiadi per Portorico, che non è una nazione a tutti gli effetti ma un territorio incorporato negli Stati Uniti e nel caso in futuro dovesse diventare il 51° stato potrebbe perdere la possibilità di partecipare ai Giochi con una propria rappresentativa, come accade peraltro anche per Hong Kong, di fatto un territorio cinese. I portoricani, che nel 2004 inflissero una devastante e clamorosa sconfitta agli statunitensi nel torneo di basket maschile (interrompendo la lunga striscia di successi consecutivi in campo olimpico aperta dal 1992 delle squadre formate da giocatori Nba), festeggiano un altro traguardo importante.

Le proteste veementi dei telespettatori per la “qualità” delle telecronache delle partite di tennis hanno indotto il cronista a rendersi conto che non si parla durante gli scambi (sarebbe stato sufficienti rivedere in rete il rimpianto Galeazzi). Dettaglio: il telecronista è Riccardo Pescante, figlio di Mario Pescante più volte presidente del Coni, membro del Cio e in politica da decenni. Buonanotte.

Vito Troilo

Chi è Vito Troilo

Giornalista pubblicista. Caporedattore, oltre che responsabile della redazione sportiva, di Bisceglie in diretta. Si occupa di cronaca, attualità, politica e spettacoli oltre che di sport. È grande appassionato delle tematiche che riguardano l'Europa orientale. Ha praticato calcio, pallacanestro e atletica leggera, è stato allenatore e dirigente di pallacanestro. Ha cominciato a scrivere articoli all'età di 10 anni. Ha collaborato con diversi quotidiani, tv, radio e riviste specializzate. Ha realizzato centinaia di telecronache e radiocronache sportive. Cura uffici stampa e campagne promozionali.




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