BLOG | Buon Natale!

BLOG / IL PIZZICOTTO // Scritto da Serena Ferrara // 29 ottobre 2015

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2015-10-27 15.37.27Mi sa che a Bisceglie, quanto a tradizioni, iniziamo ad avere le idee confuse.

Non è tanto il fatto che sia arrivato l’olio di oliva tunisino anche a tagliare l’olio locale (l’arte di fregarsene fregando il prossimo da noi è molto antica) e neanche la storia di Halloween, che fa ancora accalorare tanto le varie confessioni cristiane.

Quello che mi fa incazzare, è che tra tutte le tradizioni che prendono spunto da una celebrazione sacra, si sia scelto di violare la più antica, la più universale: il 2 novembre.

Il rito della commemorazione dei defunti è sopravvissuto alle epoche e ai culti: i celti, i romani, le civiltà del Messico e quelle della Cina, avevano tutte una propria festa in onore dei defunti, pensata per propiziare i vivi. Oggi invece, almeno a Bisceglie, si pensa prima al Natale.

Il 27 ottobre, di buon mattino, su via Imbriani (che via dello Shopping non lo è mai stata), sono spuntate le prime luminarie. Intenti a montare tralicci, tre uomini e un mezzo pesante, carico di stelle giganti puntellate di lampade alogene.

Le ho viste e fotografate. E mi è venuta una grande nostalgia. Nostalgia dei tempi in cui la ricorrenza dei defunti, la si celebrava pensando alla colva con giorni di anticipo, apparecchiando la tavola prima di andare a dormire per servire le anime dei parenti andati, disponendo i lumini, che venivano calati in un vaso di acqua e due dita di olio di oliva e disposti davanti alle fotografie sgualcite dei cari messe in fila.

2015-10-27 15.37.18I preparativi duravano più giorni, anche perché il vin cotto “buono”, se non l’avevi fatto in casa, comportava una ricerca minuziosa e trasversale che poteva costare fatica. E poi le mandorle andavano tostate e pestate col mortaio (noi usavamo il batticarne) e le scaglie di cioccolato ricavate sminuzzando ad arte grossi blocchi di fondente duro come la pietra. Il grano sfuso si comprava al mercato e spesso andava a ruba. C’era insomma bisogno di attenzione, di una macchina organizzativa decente, per onorare a dovere la tradizione.

La notte successiva a Tuttisanti, trascorreva magica, per tutti i bambini, nell’attesa – più che dei nonni defunti – della “calza”. Spuntava immancabilmente quando, alla fine di una notte di veglia e andirivieni dalla camera da letto al davanzale illuminato, ti accasciavi esausto (e un po’ deluso) sul letto sfatto, pensando: “mi poggio giusto un minutino”.

Nel giorno dei Morti, dopo l’epifania della “calza” (metà piena di carbone, metà dei dolci che dovevi imparare a razionarti fino a Natale), la visita ai defunti era “completa”: dal trisnonno al suo procugino, tutti meritavano un fiore. Durava, tra fiori ed Eterno Riposo, diverse ore.

Di ritorno (possibilmente dopo la messa), cachi, funghi, castagnaccio o caldarroste “facevano autunno” come gli album di fotografie ingiallite che immancabili spuntavano dai cassetti più remoti. Ce ne stavamo raccolti in casa (la famiglia stretta, si intende), in segno di devozione.

Oggi la colva (se proprio uno la vuole) si acquista in pasticceria, offriamo ai defunti la luce della paraffina e sul davanzale ci mettiamo il tablet con le foto a scorrimento. La tecnologia ha ucciso la tradizione.

Serena Ferrara

Chi è Serena Ferrara

Giornalista pubblicista dal 2005, pianista nella sua prima vita, dirige "La Diretta nuova" (oggi mensile cartaceo "Bisceglie in Diretta") dal 2008 e www.bisceglieindiretta.it dalla sua nascita. Impegnata nel volontariato, cameraman, si occupa anche di comunicazione istituzionale e di grafica




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