BLOG | Avevamo ragione noi che cercavamo un pretesto per non andare a scuola

Attualità / BLOG / U maere stè a Vescegghie? // Scritto da Mario Lamanuzzi // 16 novembre 2015

BLOG | Avevamo ragione noi che cercavamo un pretesto per non andare a scuola


Mario

Novembre, tempo di scioperi. Dopo settimane di rodaggio, noi studenti dell’epoca cercavamo continuamente un pretesto per non entrare. Era il periodo giusto per alcuni giorni di vacanza non previsti e per tornei mattutini di calcetto a Salnitro, la fine del quadrimestre era ancora lontana, i motivi delle astensioni variavano a seconda dei casi: c’era già allora una riforma della scuola contro cui protestare o un paventato trasferimento della sede, ma la motivazione più utilizzata era quella dei riscaldamenti non ancora accesi.

Il presidente della provincia all’epoca era il biscegliese Mimmo Ricchiuti che allo stesso tempo era preside dell’Istituto Professionale per il commercio che frequentavo (all’epoca situato davanti alla caserma dei Carabinieri, dove ora c’è una sede degli uffici comunali) e di sicuro occupava contestualmente altre poltrone che ora non ricordo. Da presidente della provincia di Bari, competente verso gli istituti superiori, Ricchiuti ci offriva il pretesto per prenderci alcuni giorni di vacanza grazie allo sciopero di protesta contro il mancato funzionamento degli impianti di riscaldamento. Con l’inefficienza della sua amministrazione provinciale, evidentemente voleva fare un favore a noi studenti. Da qui il mio, tardivo ma sentito, grazie a Mimmo Ricchiuti.

Ci fu un periodo in cui le manifestazioni di protesta diventarono qualcosa di leggermente più serio. Fu quando avvenne la prima guerra in Iraq, non quella della cazzata sulle armi di distruzione di massa in mano a Saddam, ma quella prima, scatenata dall’invasione al Kuwait. Alla maggior parte dell’opinione pubblica sembrava un’assurdità dover bombardare indistintamente quei territori, già allora in pochi si bevevano la fandonia dei “missili intelligenti”, si capiva perfettamente che erano in ballo gli interessi sul petrolio. A noi studenti che continuavamo a cercare un pretesto per non andare a scuola, quella volta ci parve giusto stare fuori dalle aule e manifestare la nostra contrarietà all’uso della forza e delle armi.

Ero rappresentante d’istituto e organizzai con gli omologhi delle altre scuole la manifestazione degli studenti a Bisceglie contro la guerra. Ero così preso dalle ragioni della manifestazione che non mi accorsi di una collega studentessa che mi tampinava, mi affiancava, mi abbracciava. Una circostanza che finisce dritta nella categoria “fosse capitato ora, avrei saputo cosa fare”.

Sapevamo allora cosa era giusto fare ma, pensando a quanto sta accadendo in queste ore, mi rendo conto che per oltre 20 anni si è fatto tutto nella maniera opposta. Abbiamo assistito inermi alle azioni di chi era orientato ad usare la guerra come risoluzione delle controverse internazionali. E non ha funzionato. Siamo più insicuri di prima.

Fate l’amore e non fate la guerra, si diceva un tempo. Sulla guerra ho sempre saputo cosa bisognava fare, ma il mondo si è orientato in un’altra maniera. La prima opzione invece, camminava affianco a me quella mattina di mancate lezioni a scuola. Ma lì non bisogna avere buon senso come si dovrebbe usare per rifiutare la guerra, bisogna solo avere i riflessi pronti e, ancora meglio, un cuore che vive.

Mario Lamanuzzi

Chi è Mario Lamanuzzi

Da oltre 25 anni si occupa di giornalismo locale. Cofondatore de "La Diretta", nel 1999 ha fondato “Bisceglie quindici giorni”, dirigendolo fino al 2003. Ha diretto, in passato, anche i portali Bisceglielive e Molfettalive.




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