AVO E LA LOTTA AL CONCETTO DI DIVERSO. INTERVISTA AL PRESIDENTE DI PINTO

Attualità / Sociale // Scritto da Annamaria Iannelli // 21 marzo 2014

AVO E LA LOTTA AL CONCETTO DI DIVERSO. INTERVISTA AL PRESIDENTE DI PINTO


AVO "Don Uva" Bisceglie

AVO “Don Uva” Bisceglie

Perché abbiamo paura della diversità?
La diversità è spesso una chiusura mentale in molte persone, ma dovrebbe essere un’opportunità. Spesso la diversità ci spaventa, poiché accettiamo solo la nostra realtà rifiutando tutte le altre che ci circondano. Per sconfiggere la diversità è necessario vedere il mondo con occhi diversi e non avere dei pregiudizi. Essa non deve affatto intimorirci, poiché dobbiamo riuscire a comprendere che è un confronto ma soprattutto un arricchimento di cultura e di idee, pertanto essere diversi significa essere originali ed essere se stessi. Se guardiamo il mondo, che ci circonda notiamo che spesso la diversità non è considerata una ricchezza, ma una forma di inferiorità, di inadeguatezza, di infelicità ed è quindi fonte di conflitto. Molto spesso la diversità risiede nei ragazzi, che usano l’ appellativo di “sfigato” nei confronti dei loro coetanei per indicare una persona, che risulta diversa dalle altre per diversi atteggiamenti. Nella loro ottica per essere conformi bisogna assumere determinati atteggiamenti e vestirsi alla moda. La storia narra di persone “diversamente abili”, che sfruttando appieno le loro potenzialità sono riuscite a superare i propri limiti e a realizzare piccoli e grandi sogni, a vivere un tipo di vita che noi definiremmo “normale”.

Per capire meglio cosa sia la diversità è utile vivere l’ esperienza del volontariato. All’ interno della C.D.P. l’ associazione AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) offre il suo aiuto a pazienti di diverse patologie. Il presidente Leonardo di Pinto ha accettato di offrirci maggiori spiegazioni a riguardo.

In base alla sua esperienza i giovani che rapporto hanno con la diversità?
La mia esperienza con i giovani è molto limitata. Come genitore ho figli ancora piccoli, professionalmente ho pochi contatti con i giovani ma come formatore e ancor prima come cittadino mi piace essere informato e tempo fa avevo letto un commento in margine ad una ricerca svolta tra gli studenti delle superiori di nove regioni italiane da cui emergeva che i ragazzi si ritenevano meno più tolleranti, meno discriminanti rispetto agli adulti ma in realtà mostravano di non essere poi così diversi rispetto ai lori genitori, ai loro familiari. Ecco ritengo che in linea di massima è proprio così anche perché, generalmente, i giovani sono in quella fase in cui ancora non si conoscono le “scale dei grigi” quindi le cose o sono nere o sono bianche. Ma noi adulti non dobbiamo dimenticarci di trasmettere sempre concetti ed esempi concreti di solidarietà, di comprensione, di accettazione. La nostra è un’enorme responsabilità a cui non dobbiamo sottrarci.

 Secondo lei il volontariato è un mezzo per accettare la diversità?
Dalla mia esperienza e da quella di oltre 50 volontari ospedalieri che operano attivamente all’interno di una struttura come quello che sbrigativamente viene definito il “manicomio” di Bisceglie, la risposta è decisamente SI. “Sporcarsi le mani”, conoscere una realtà diversa dalla proprio non può che favorire l’accettazione della diversità. Anzi, conoscere, rendere questa diversità parte integrante del proprio vissuto e quindi una parte di sé. La diversità in questo caso non è più qualcosa che allontana ma che ci unisce all’altro. Cito una frase che condivido molto e che affermava che “il volontariato ha il compito di trasformare il solidarismo in obiettivi concreti ricostruendo un universo di valori sociali importanti”.

Cosa intende lei per diversità?
È buona norma non rispondere ad una domanda con un’altra domanda, ma mi verrebbe da chiedere che cos’è la normalità? Sono convinto che la diversità rappresenti uno dei valori fondamentali del nostro secolo. È sicuramente cultura, ricchezza, scambio, crescita, necessità, e tutti nella nostra storia ci siamo incontrati o scontrati con qualcosa di diverso. Solo il conoscere, lo ripeto, può permetterci di non fare errori. Ed è importante la prospettiva da cui si guardano le cose. E chiudo con una citazione abusata ma efficace: “ciò che per il bruco è la fin e del mondo per il resto del mondo è una bella farfalla”.

 

Annamaria Iannelli

Chi è Annamaria Iannelli

Giornalista per passione, è studentessa liceale, è nata il 14 settembre 1995, studia le lingue: inglese, francese e tedesco, possiede delle buone capacità comunicative.




Attualità / Sociale // Scritto da Annamaria Iannelli // 21 marzo 2014